Ogni giorno sorgono delle problematiche che in qualche modo hanno delle ricadute in campo ostetrico: nuove linee guida, protocolli, leggi, sentenze, notizie di stampa, etc. Vogliamo parlarne fra specialisti, senza tanti vincoli?
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Attività più recente: 14 Feb
Linee guida ”Taglio Cesareo una scelta consapevole - Seconda Parte”
A coloro che hanno letto le linee guida emanate dall’Istituto superiore di Sanità e dal Ministero della Salute non sarà sfuggito che al Quesito 15 "Quali sono gli interventi e le procedure da effettuare durante l’assistenza intrapartum che si sono dimostrate efficaci nel ridurre la probabilità di un parto mediante taglio cesareo?"
viene associata la seguete raccomandazione:
"Le donne in gravidanza devono essere informate che un sostegno emotivo continuo durante il travaglio di parto, effettuato da persone con o senza una formazione specifica, riduce la probabilità di un taglio cesareo e di parto operativo. Tale sostegno riduce inoltre la probabilità di alcuni interventi medici durante il travaglio di parto (analgesia/anestesia, CTG) e migliora la soddisfazione percepita dalle donne rispetto all’esperienza del parto. (Livello di prova / Forza della raccomandazione: I A)"
Secondo il mio punto di vista, pur essendo ben documentata l’efficacia di un adeguato supporto emotivo in travaglio, non vi è una chiara evidenza sull’utilità del supporto che viene prestato da persone al di fuori dell’ambito familiare e non dotate di adeguata preparazione professionale.
La raccomandazione,così formulata, apre le porte a persone "senza una formazione specifica". Questo significa che può entrare la "dula", non laureata, ma anche l'avvocato e chiunque altro la donna desideri. Lo ritenete utile?
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Tag: magistrati, professionale, responsabilità
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Commento
Speriamo che i NAS inviati dal Ministro approfittino dell'occasione per registrare l'adeguatezza delle strutture (Rianimazione, Trasfusionale, etc.) e le condizioni di lavoro del personale (dotazione organica, turni, pause, etc.).
Commento da Carlo Maria Stigliano su 12 Febbraio 2012 a 9:11 I CARABINIERI IN SALA PARTO
Il Ministro della Salute su segnalazione dell'Agenas ha pensato bene di inviare i Carabinieri dei NAS averificare le indicazioni degli interventi di TC. ottima idea, mi pare.
Prima di portare una donna in sala operatoria si dovrà chiamare il 112 che invierà una gazzella per verificare se sussistano effettivamente le indicazioni: il carabiniere dovrà visitare la donna o si potrà limitare a interrogare il... neonato per conoscere la situazione (chessò una sofferenza o altro)?
Commento da giuseppe gragnaniello su 12 Gennaio 2012 a 9:56 E davvero ti aspettavi qualcosa di diverso?
Lo scorso novembre vi avevo informati che l'AOGOI aveva avanzato delle osservazioni e delle proposte nei riguardi delle Linee guida ”Taglio Cesareo una scelta consapevole - Seconda Parte”, emanate dall'I.S.S.
Vi allego la deludente risposta che è pervenuta dall'I.S.S. a proposito della linea guida sulla quale abbiamo discusso in questi mesi. Chi ha ragione?
Osservazione AOGOI 5
Pur essendo ben documentata l’efficacia di un adeguato supporto emotivo in travaglio, non vi è una chiara evidenza sull’utilità del supporto che viene prestato da persone al di fuori dell’ambito famigliare e non dotate di adeguata preparazione professionale. La raccomandazione così formulata può prestarsi a pericolose interpretazioni. Proposta:
Le donne in gravidanza devono essere informate che un sostegno emotivo continuo durante il travaglio di parto, effettuato da familiari o persone con una formazione specifica, riduce la probabilità di un taglio cesareo e di parto operativo. Tale sostegno riduce inoltre la probabilità di alcuni interventi medici durante il travaglio di parto (analgesia/anestesia, CTG) e migliora la soddisfazione percepita dalle donne rispetto all’esperienza del parto. (Livello di prova / Forza della raccomandazione: I A)
Risposta
La sintesi delle evidenze riportata nel testo della linea guida che precede la raccomandazione in questione esplicita chiaramente che la revisione Cochrane di Hodnett, cui si fa riferimento, prende in esame 16 trial in cui il supporto continuo uno a uno è offerto alle donne in travaglio da parte di donne con un'ampia gamma di esperienze diverse: donne che avevano già partorito, infermiere, ostetriche, doula o puericultrici. Quindi la valutazione di efficacia del sostegno emotivo continuo durante il travaglio di parto riguarda qualsiasi figura con o senza una formazione specifica e i migliori esiti registrati non possono essere attribuiti solo ad alcune delle figure professionali o non professionali coinvolte nei trial della revisione sistematica.
Il panel non ritiene pertanto di poter modificare la formulazione della raccomandazione.
Commento da giuseppe gragnaniello su 9 Gennaio 2012 a 11:22 Quando ho cominciato a leggere le risposte che si succedevano (Stigliano, Arisi, Farnelli, Paracchini) mi sono chiesto: ma chi sta in sala parto? Se quelli che hanno “i capelli bianchi” (e quindi una maggior esperienza) disertano perché indubbiamente hanno altri interessi, per carità tutti legittimi, la sala parto è - ma com’è sempre stato per esperienza di tutti - affidata ai più giovani (un vecchio assioma dice che l’ostetricia è appannaggio della gioventù, la ginecologia della maturità), senza dubbio meno esperti, ma oggi purtroppo anche meno preparati. Salvo poi ad essere chiamati, “i vecchi”, e quindi coinvolti, quando insorgono problemi. Che penso possano facilmente e sicuramente evidenziati al tempo giusto, oggi più di ieri, dalle ostetriche, ormai culturalmente valide e ben lontane dalle vecchie “mammane” che spesso anteponevano la superstizione alla scienza, perfettamente in grado di gestire in totale indipendenza il travaglio cosiddetto “a basso rischio” (se diamo per scontato che il futuro debba essere quello di attrezzare due aree travaglio, una per il basso e l’altra per l’alto rischio). Da vivere in ambenti simildomestici (impropriamente denominati “case da parto”, in realtà tutt’altra cosa, vedi Olanda), dove, con la probabile (e finalmente attuata) riduzione dei punti nascita, si potrebbe pensare, almeno nel periodo 8-20, ad un rapporto 1:1 (un’ostetrica per ogni donna), accompagnata (così ritorniamo in argomento!) da un familiare scelto dall’interessata (il marito, il compagno, l’amante o chi vuole), cui non dovrebbe essere difficile chiedere sobrietà nell’utilizzo di attrezzature hi-tech. Ma lo stesso fatto dell’accesso di un parente dovrebbe comunque stemperare il clima, sempre che non abbiamo paura anche di chi ci osserva…
Condivido pienamente quanto detto dal Dott. Farnelli.Mi trovo sempre più spesso a lavorare con ostetriche giovani, molto motivate ed efficienti nel sostegno della donna in travaglio, ma forse meno pronte a vedere il pericolo. E se la criticità viene segnalata troppo tardi o quando il problema si è irreversibilmente verificato ? Ci basta chiamare in causa un avviso tardivo ? E' stato giusto abbandonare schematismi irrazionali e penalizzanti per la donna, ma la preoccupazione è che venga abbandonata quella sana prudenza che talvolta può evitare un dramma.
Commento da Patrizio Farnelli su 6 Gennaio 2012 a 16:18 Frequento una sala parto da oltre tremila parti l'anno tutti i giorni .Eppure la quotidianità mi spinge sempre più ad essere ginecologo e chirurgo e sempre meno ostetrico da sala parto . Il supporto psicologico offerto dall'ostetrica è sicuramente superiore a quello che può offrire un medico in una sala parto con 5 , 6 travagli attivi .L'evoluzione stessa del profilo professionale delle ostetriche mi spinge fuori dalla sala parto in cui ho vissuto fino a 5 anni fa nei primi 20 anni della mia carriera . Sono convinto che il ginecologo sta uscendo di scena ma solo fino all'arrivo della prima criticità . Ovvero come dice Arisi all'arrivo della prima grana con tutti i risvolti (anche medico legali) che spesso questa ha . Stiamo diventando dei parafulmini e basta in sala parto . E' giusto o dobbiamo chiedere che venga riorganizzato il sistema ? Non stiamo rischiando di "umanizzare " il parto creando contemporaneamente una professione per noi "disumana" ?
Non frequento piu' le sale parto da almeno 15 mesi. L'hi-tech fa parte del mondo moderno ed un po' ci puo' entrare, ma deve essere in punta di piedi. L'umanizzazione del parto implica uno sforzo sistemico degli operatori , che devono cambiare la loro forma mentis, che devono mettere d'accordo umanesimo (cultura+umilta'+ascolto+ecc.) con tecnica efficace ed efficiente e tempestiva quando serve, senza essere aggressivi. La sintesi di queste esigenze potrebbe essere l'ostetrica. Ma allora il ginecologo deve uscire dalla scena ? O ci resta quando ? Solo per le grane ?
Commento da Carlo Maria Stigliano su 4 Gennaio 2012 a 19:24 Non frequento più sale parto da almeno 15 anni: mi dicono che ora i familiari 'partecipano' all'evento (mondano?) con telecamere e varie attrezzature hi-tech. E' questa l'umanizzazione del parto? Pensavo che queste cose si vedessero soltanto nei film comici...
Siamo sicuri che la sicurezza in sala parto ci guadagni e che la dignità della nostra professione ne tragga vantaggio?
Carlo Maria Stigliano
Commento da Bruno Mandelli su 10 dicembre 2011 a 18:21 Salute a Tutti, la proposta di modifica è sicuramente più corretta, la presenza di un familiare e/o di persone con formazione specifica, deve comunque essere correttamente integrata nel contesto di assistenza offerta da ogni singola sala parto, altrimenti il beneficio (evidenza IA) resta sulla carta e nei buoni propositi della commissione legiferante. Grazie del benvenuto
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