ISTERECTOMIA? NO GRAZIE
Non vi è ancora un definitivo gold standard sul trattamento del prolasso uterino e possiamo dichiarare che l’isterectomia nell’isterocele è la complicanza legata all’operazione stessa, che mutila fisiologicamente la paziente e che molto spesso viene eseguita perché è l’unica opzione chirugica in possesso di quel ginecologo che la attua. Purtroppo dobbiamo tristemente ammettere che la maggior parte delle isterectomie sono effettuate per la preferenza del chirurgo in relazione alle sue attitudini e che molto spesso l’utero è una vittima innocente, venendo sacrificato inutilmente. Tradizionalmente, la conservazione dell’utero viene considerata valida solo nelle donne in cui l’attività riproduttiva è ancora presente; recentemente, molte pazienti richiedono la conservazione dell’utero, per diverse ragioni soprattutto psicologiche ed identitarie.
D. De Vita
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Chiedo ai colleghi: qual’è il vostro atteggiamento nella gestione della paziente con prolasso della parete vaginale posteriore? Quando proporre il trattamento chirurgico alla paziente che ne è…Continua
Iniziata da Maurizio Silvestri. Ultima risposta di Davide De Vita 4 Feb.
In quanto donna non vorrei essere sottoposta a ripetuti interventi uroginecologici per aver voluto mantenere un utero prolassato di qualunque grado, se non sottoposta a quel tipo di chirurgia detta…Continua
Iniziata da Maria Cecilia Bernabeo. Ultima risposta di Maria Cecilia Bernabeo 22 Gen.
Commento
Caro Fabrizio Margoni,
riguardo alla domanda in merito alla recidiva dopo intervento di sospensione protesica laparoscopica, il mio consiglio, che logicamente corrisponde a quello che farei praticamente, è l'approccio vaginale con sospensione del difetto apicale (portio prolassata) ai legamenti sacro-spinosi mediante 4 punti di sutura non riassorbibili (prolene 00) con uno strumento mininvasivo chiamato i-stitch:
Qualora al difetto apicale (centrale), si accompagni un difetto anteriore e/o posteriore, condizione molto frequente, assocerei una correzione protesica (polipropilene monofilamento), l'intervento si definisce PFR (Pelvic Floor Reconstruction). Tale intervento conosciuto come Intervento di Farnsworth, utilizza il kit protesico CR-Mesh (Cistocele Rectocele Mesh). Questo approccio è il più completo tra quelli protesici in commercio ed è anche quello con un maggior follow-up (7-8 anni); seppure un pò invasivo, ma sicuramente, con una adeguata curva di apprendimento, il più efficace in casi di recidive e di prolassi severi.
I vantaggi di tale approccio sono: l'assenza di erosioni vaginali, la possibilità di effettuare l'intervento in spinale, l'elevata efficacia senza necessità di resezione vaginale anche in prolassi di 4 stadio.
Anche se in letteratura ancora non è ben chiaro tra l'approccio addominale e quello vaginale quale sia il gold standard per il trattamento dei prolassi, sicuramente la via vaginale per la sua mininvasività trova sempre un suo spazio autorevole; inoltre sembra che l'utilizzo di protesi sia da preferirsi nei casi di recidive, rispetto alla chirurgia tradizionale (correzione fasciale).
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