Quando qualche tempo fa avviai in “ginecologia forense” un forum sul taglio cesareo (recentemente inserito in questo gruppo di discussione, ahimé senza miglior fortuna) un collega intervenne stizzito dicendo più o meno “ma che c’entrano i politici con i problemi medici?”. Di primo acchito come dargli torto? Poi, a ben considerare, non è proprio così (e lo vedremo più avanti!).  Tant’è che ora il ministro della salute - tecnico o politico poco importa - ha deciso di inviare i NAS dei Carabinieri in tutta l’Italia per “accertare l'utilizzazione non appropriata del ricorso al parto cesareo”… al fine di “valutare possibili ipotesi di comportamenti opportunistici dolosi”. In tempi di vacche magre i costi della sanità si fanno sentire e vanno tenuti più di prima sotto controllo. Ma, c’è da chiedersi, riusciranno i benemeriti ad invertire la tendenza perversa che va sempre più verso un inarrestabile ascesa? E basandosi su che cosa? Passi per la cartella clinica – in cui però troveranno nella maggior parte dei casi davvero poco salvo una laconica indicazione – ma non si capisce a che cosa possa servire la documentazione ecografica – utile forse solo nei casi di sproporzione.

 

Così come presentata, però, questa decisione parlando di “non appropriatezza” e di “comportamenti opportunistici dolosi” potrebbe costituire una non indifferente spada di Damocle per i colleghi coinvolti in singoli casi ritenuti positivi per la potenziale azione di rivalsa di donne (o famiglie) insoddisfatte dall’inaspettata conclusione della gravidanza, soprattutto in quei casi (e non sono pochi) in cui resta comunque qualche dubbio (“poteva partorire spontaneamente ma…”).

 

Questa comunque non appare, una volta di più, la soluzione migliore per tentare un ribaltamento delle percentuali verso l’auspicato ribasso (che non è il fatidico 15% ma un po’ più alta, se ricordo bene un flash in cui si diceva che l’OMS aveva intenzione di alzare la percentuale ritenuta ottimale). La politica (ecco la sua importanza!) doveva (e in parte l’ha fatto) e dovrà (con più celerità) intervenire su alcuni punti fermi, unici in grado di modificare la situazione attuale: riorganizzare l’assistenza alla nascita (pochi punti con un alto numero di parti e ben attrezzati), garantire l’analgesia epidurale gratuita a tutte le donne, assicurare una capillare assistenza neonatale (in considerazione del sempre maggior numero di figli cosiddetti “preziosi”). Allo stesso tempo non deve prestare il fianco, come purtroppo è successo in passato, a richieste di deroghe, talvolta oscene, da parte di piccoli feudatari che troppo spesso incitano alla sommossa il popolo ignaro del fatto che sarebbe preferibile il contrario, e cioè meglio fare qualche chilometro in più che rischiare partorendo vicino casa.

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Risposte a questa discussione

Tutti sappiamo che molti TC non hanno una indicazione clinica. Non saranno i NAS a modificare questa realtà. Impegno culturale e didattico verso i colleghi in formazione non disgiunto da una ritrovata tensione etica dovranno essere le basi per una ostetricia che può rinascere
Sono proprio di alcuni giorni fa gli ultimi dati pubblicati dal Coombe Women And Infants University Hospital di Dublino, relativi a mortalità materna e incremento della percentuale di TC. Dal 1995 al 2009 si e' avuta una mortalità materna del 2,7 per 100.000 nati vivi, una incidenza tra le più basse del mondo. E la mortalità non e' cambiata, nonostante la percentuale d i TC sia passata da 14,1 a 26,5 per cento. Ma e' appunto 26,5 in un ospedale che riceve tutti i casi a rischio di una vasta area geografica. Le raccomandazioni WHO del 15 0/0 erano del 1985, nate da una commissione di oltre 60 partecipanti, comprendente ostetriche, ginecologi- osterici, pediatri, amministratori, sociologi, psicologi, economisti e rappresentanti delle utenti di Fontaleza, Brasile. A dispetto di quelle raccomandazioni, la WHO ha nel 2009 accettato che " non vi e' una evidenza sperimentata per sostenere una percentuale ottimale. La cosa più importante e' che tutte le donne che hanno la necessita' di TC possano ottenerlo". E' poco plausibile chela percentuale ottimale possa essere la stessa ovunque. Differenze molto grandi sembrano tuttavia non giustificate. 
Non credo che i carabinieri possano fare qualcosa: parlo dalla Campsnia lo sforzo deve essere culturale intervenendo sia sull'itunenza che sui  medici. Riportare serenità in sala parto. Una coda mi rammarica nessuno Aogoi, SIGO  Augui ha commentato sui media la decisione del ministro  bisognerebbe contestarla pir riconoscendo la necessità di fare qualcosa
Riccardo Bonafiglia

Se ti può far piacere proprio oggi la "Gazzetta del Mezzoggiorno" ha pubblicato una mia lettera, sunto di quanto scritto in questo network, proprio perchè stufo dei titoloni e dell'enfasi di questi giorni anche sulla stampa locale. Non è la prima volta che lo faccio (saranno un centinaio in tutto i tentativi di correggere il tiro). Solo un amico, ex collega del territorio (cioè fuori dalla problematica), mi ha inviato un sms di plauso. Ecco perchè spesso mi son chiesto: ma io chi sono? Eppure, come ho ribadito di recente ad un altro collega lontano, lo faccio, anche per chi non se lo merita. Grazie. G. Gragnaniello

Sono giorni di comunicati da parte delle nostre società scientifiche, ma???!!!  Le linee guida TC  mi sembrano che siano state firmate da tutte le Società scientifiche. Quindi grande mea culpa: i nostri rappresentanti quando partecipano alle Commissioni stiano un po' più attenti !!!!

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